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giovedì 29 dicembre 2016

"IO RACCONTO" - Il teatro di Ottavia Piccolo

Lunedi 5 dicembre la Professoressa Rosaria Ruffini ha invitato l'attrice Ottavia Piccolo a parlare di teatro presso lo IUAV di Venezia. Relatore invitato anche il Prof. Carmelo Alberti.
La signora Piccolo, anzi Ottavia, come ha chiesto subito di essere chiamata (mostrando, una volta di più, di essere una donna molto alla mano e disponibile), ha parlato a ruota libera della sua vita in teatro e per il teatro.
"Se un testo è ficcante in ambito contemporaneo, allora mi piace"è stata una delle sue prime affermazioni. Infatti Ottavia da tempo mette in scena testi di autori contemporanei.
Nel 2000 le arriva un testo di Roberto Cavosi, "Rosanero", dove, partendo dalla tragedia greca giunge a parlare di donne di mafia. (Qui la trama: Rosanero )
Quella, ci dice, è stata la prima volta che ha messo in scena un testo non tradizionale. E da lì si è scrollata di dosso l'immagine di attrice di teatro di regia.

Stefano Massini è il suo drammaturgo di riferimento italiano, giovane autore di 41 anni. Le piace perché racconta la contemporaneità in modo talentuoso.
"Processo a Dio" pubblicato da Einaudi, è stato scritto appositamente per Ottavia sul tema della Shoah.
Ora gira i teatri d'Italia con "Enigma", sempre scritto da Massini.
Inoltre dello stesso autore ha messo in scena "7 minuti" e "Terra di latte e miele" sul conflitto israelo-palestinese.

A chi la chiama per proporle di fare "La Locandiera" Ottavia risponde di no, perché "non vuole essere sdraiata sul titolo", come si dice in un'espressione colorita. Vuole che si dica qualcosa di nuovo, certamente anche facendo i classici, ma il suo obiettivo non è mostrare di saper fare questo mestiere (su cui nessuno dubita che lo sappia fare in modo eccellente).

"Il mondo non cambia con il teatro, ma aiuta a comprendere certi temi, a farsi domande, suscitare interesse e dubbi sugli argomenti. Ogni evento teatrale è biografico, dice George Banu. E' vero: ti rimane dentro la vita."

E' interessante sentire che Ottavia Piccolo non ha mai studiato recitazione vera e propria, fin dalla prima volta sul palco (da bambina) si comportava come le attrici di lunga data. Ha studiato tutti i vari metodi di recitazione, ma non ne ha applicato uno. "Ho sempre fatto a senso mio, come quando alle Scuole Elementari le maestre dicevano: leggi a senso. Ecco, io leggo dando il senso. Il mio è un Non-metodo! Ho sempre sentito e fatto così. Sono figlia d'arte adottiva, nel senso che i miei genitori non sapevano nulla di teatro, non ci andavano, erano poveri."

"Io non interpreto i personaggi, io racconto".

Ottavia ha lavorato, tra i tanti illustri, anche con Strehler nel Re Lear.
"Io ero sia Cordelia che il matto, che dice al re la verità nuda e cruda. Il matto è la continuazione dell'amore di Cordelia, diceva Strehler, ecco perché voleva che fosse interpretato da un'unica attrice."

Ottavia Piccolo allo IUAV invitata dalla Professoressa Ruffini

"Donna non rieducabile", splendido e potente spettacolo teatrale su Anna Politkovskaja, giornalista russa uccisa. Dice Ottavia: "Non è la copia di Anna, io sono una sorta di medium che legge e racconta i suoi fogli, articoli e appunti. Io non sono Anna, se lo dicessi toglierei credibilità a ciò che dico sul palco."

Aggiunge: "Massini ha scritto il copione come una poesia, c'è poca punteggiatura e dà il ritmo della lettura, oltre ad aggiungere il distacco. Il pubblico, se sei credibile, ti crede! Se gli dici che questo tavolo è una zattera, ti crede!"

Ottavia, infine, dopo averci regalato due ore di "lezione" teatrale, ci ha fatto la lettura di due pezzi dall'opera sulla giornalista russa brutalmente assassinata.
Ci ha lasciati tutti con enorme entusiasmo, sia per la sua saggezza, che per la generosità.
Consiglio vivamente di vederla a teatro o, alla peggio, in video.
Video Il sangue e la neve


lunedì 24 ottobre 2016

Areterteca

"Areterteca" significa "terremoto" nel dialetto di Saletta, frazione di Amatrice, Rieti. Due mesi oggi un ennesimo potentissimo movimento tellurico distruggeva vite e paesi. Uno dei compiti di tutti è mantenere l'attenzione viva, non solo sulle recenti popolazioni colpite, ma anche su quelle di Emilia Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Lombardia.

E mi viene in mente Danielle Legros Georges, Poeta Laureata della città di Boston dal 2014, statunitense nata ad Haiti, che, tra le tante splendide poesie, ne ha scritta una dedicata alla sua città d'origine colpita dal terremoto. 
http://www.lesley.edu/news/2014/12/professor-danielle-legros-georges-is-named-bostons-poet-laureate/ 

Alcuni di noi hanno avuto la fortuna di ascoltarla e, è il proprio il caso di dirlo, vederla recitare questa sua poesia. 
Per me è stata un'illuminazione che non avevo mai avuto ascoltando una poesia letta da chi l'ha scritta. 

La Professoressa Legros Georges l'ha "cantata" con voce molto dolce, seguendo un ritmo ondulatorio fatto da versi ripetuti. Questo suo modo performativo molto efficace ha letteralmente incantato i presenti. Io ancora oggi la sento e rivedo in me, talmente è riuscita a dare la sensazione del terremoto. 
E rifletto su noi, poeti e poete d'Italia, a come leggiamo spesso in modo monotono e privo di colore le nostre poesie. 

Era il 21 maggio, a Palazzo Romagnoli, Forlì, all'interno del "L'orecchio di Dioniso" - Festival Internazionale di Poesia, Musica e Arti Visive, il cui direttore artistico era Walter Valeri.
http://www.lamacchinasognante.com/festival-di-poesia-musica-e-arti-visive-lorecchio-di-dioniso-21-e-22-maggio-forli/

La Poesia, lo ripeterò sempre, è molto potente, e anche Legros Georges ce lo ha dimostrato. 
Consiglio di vedere tutta la lettura di poesie che ha fatto al Festival in questo video girato da Melina Piccolo, figlia di Pina Piccolo, traduttrice, poeta e tra le organizzatrici del Festival.
https://www.youtube.com/watch?v=schi2OAFrIk 

Grazie davvero a chi l'ha invitata in Italia.

Danielle Legros Georges - Foto di Melina Piccolo